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uccelli

 

Antonio Cornacchia intervista Tomaso Montanari

Arte, patrimonio culturale e cittadinanza. A cosa serve il patrimonio storico-artistico? Esistono esempi virtuosi di gestione privata? «La tutela non è un fine: il fine è la conoscenza.».

Lo storico dell’arte, docente universitario, giornalista, autore di saggi e serie televisive dedicate ai maggiori autori dell’arte del Seicento risponde alle domande di Antonio Cornacchia sulla relazione fra patrimonio culturale e cittadinanza. «Mi sono formato alla Normale di Pisa, ho insegnato a lungo alla Federico II di Napoli e ora sono professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università per Stranieri di Siena. Sono convinto che gli storici dell’arte servano a fare entrare le opere d’arte nella vita intellettuale ed emotiva di chi si occupa di tutt’altro. Penso anche che l’amore per la storia dell’arte non debba essere un fatto privato (o peggio un’evasione, o un modo per non pensare), ma pubblico e ‘politico’. L’articolo 9 della Costituzione ha, infatti, mutato irreversibilmente il ruolo del patrimonio storico e artistico italiano, facendone un segno visibile della sovranità dei cittadini, dell’unità nazionale, e dell’eguaglianza costituzionale, perché ciascuno di noi (povero o ricco, uomo o donna, cattolico o musulmano, colto o incolto) ne è egualmente proprietario».